Kúmá/Poesia

Marta Gomes
Il peso delle parole

Marta Gomes, di origine brasiliana, vive e lavora a Roma.
E' presidente dell'Associazione interculturale "Roma Porto Franco".

Só me restam minhas meias palavras
pra preencher o espaço deste teu silêncio.
Nem mesmo tenho teu sonoro timbre
pra afinar o som da minha existência.

A tua é uma ausência destinada
a ser - desde o primeiro passo.
E' o laço que colega dois extremos:
no Norte, teu interesse pouco,
no Sul, minha esperança tola.

Que seguem, porém, dois paralelos remos
em direção a nada, a um destino louco.

Busco sempre novas palavras,
procuro novas formas, sempre iguais,
que tenham a força de tantas verdades
e a magia de realizações totais!

Encontro-as soltas, poucas e fracas,
mal pronunciadas, leves, opacas,
que nem minhas são.

Não são aruaques, nem guaranis,
nem nambiquaras ou tupis.
Conseguiria havê-las,
mas não me valem de nada,
nem mesmo posso revê-las
...na madrugada...
Restano solo mezze parole
per riempire lo spazio del silenzio.
Non ho timbro sonoro
per affinare un suono di esistenza.

La tua è una assenza destinata
ad essere - già dal primo passo.
E' il laccio che collega due estremi:
nel Nord, tuo interesse scarso,
nel Sud, mia speranza vuota.

Che seguono, però, due paralleli remi
diretti a nulla, a un destino pazzo.

Cerco spesso nuove parole,
procuro nuove forme, spesso uguali,
che abbiano la forza di tante verità
e la magia di realizzazioni totali!

Le trovo sparse, scarse e fiacche
Pronunciate male, leggere, opache,
che nemmeno sono le mie

Non sono aruachi, né guarani,
né nambikwara o tupi.
Avrei potuto averle
Ma non mi valgono a nulla
Non riesco nemmeno a sentirle
per dire addio alla luna.
Não sei o que dizer. Quisera não dizer tolices que pudessem doer na alma e escurecer o olhar, seu e nosso. Quisera um pedaço de céu, pra colocar no meio do peito, e também de um bocado, no canto da boca.
Quisera uma fatia de sol, na nuca, que esquentasse, também, o olhar tão cedo perdido. E aquela doçura esquecida, quiçá onde.
Um pouco de mel, no leito e leite materno, falta. Por isso o peso das palavras aumenta, e dura.

Non so cosa dire. Vorrei non dire sciocchezze che potessero far male all'anima e scurire lo sguardo, suo e nostro. Vorrei un pezzo di cielo da mettere in mezzo al petto, ed anche una fetta, in fondo alla bocca.
Avrei voluto una fetta di sole, sulla nuca, che riscaldasse pure lo sguardo, perso tanto presto. E quella dolcezza dimenticata, chi sa dove.
Un pizzico di miele, nel latte e letto materno, manca. Perciò il peso delle parole aumenta, e dura.

[Durante il nostro periodo universitario avevamo letto versi e poemi che ci avevano fatto conoscere personaggi strani ed affascinanti: Neruda, Bolívar, Martí. Avevamo appreso vecchie e nuove storie sugli Incas, Maias, Tupí.
Avevamo anche convissuto, quasi contemporaneamente, con opere teatrali portoghesi e spagnole (Gil Vicente, Lope de Vega, Calderón, Lorca...) che ci avevano fatto incontrare sensazioni sconnesse ma sempre primordiali, quasi mitologiche; sensazioni che ci portavono a ritrovare, fuori di noi, angosce che erano state dall'inizio proprio dentro ognuna di noi. Femminili ed universali, comprendendo sterilità, sensualità e maternità raggiungibili soltanto attraverso gride e sangue.
Siamo cresciute, ci siamo trasformate in donne adulte madri, ...
Ed in tutti questi anni, ci eravamo viste soltanto dilacerate.
Avevamo cercato delle affinità, ma non abbiamo avuto il tempo di trovarle.
Soltanto adesso, affianco al Tevere, dinanzi il tappeto fiorito di donne sante (probabilmente provenienti dell'India le une e le altre, donne e fiori), ora, sognando i fiumi indigeni persi nei ricordi della piccola Guaçuí e forse, chi sa, nella nostra infanzia e nella memorie infantile, soltanto ora eravamo trasformate in ciò che eravamo state da sempre: una molteplicità di sangue, terre e colori che un tempo gli iberici, nei 'Navigli Negrieri' descritti da Castro Alves, avevano messo in comunicazione con le 'Voci di un'Africa' lontana e fino ad allora sconosciuta, creando in questo modo, senza saperlo, un Mondo Nuovo vario, un mondo Nuovo unico!]