Kúmá/Narrativa


Sandra Ammendola

Il Siciliano


"L'Argentina è stato il mio primo, sognatissimo viaggio e mi ha cambiato la vita. Questo paese, sempre l'Argentina, è bellissimo e da questo paese arriva questo dipinto che accompagna questa lettera. Lo ho trovato su uno scaffale della Cooperativa dell' Usato tutto impolverato, ignorato dalla gente e svenduto sottoprezzo. Ti appartiene. Gaetano."

La vigilia di Natale di quest'anno è di lunedì. É una settimana che porto il collare: colpo di frusta in seguito ad incidente stradale dovuto al ghiaccio e alla distrazione di una donna che doveva tornare a cena. Una settimana che contiene più telefonate e visite del solito. Una settimana nella quale crolla l'Argentina dei saccheggi. Una settimana che si conclude con la vigilia di Natale.

- Sei a casa, Laura? Non ti muovi? –mi chiede Gaetano al telefono, senza salutarmi.
- E sì Gaetano, dove vuoi che vada? –rispondo anch'io senza salutare.
- Devo venire. Posso venire adesso, tra una decina di minuti? –continua ancora con tono stretto.
- Sì, vieni. Mi porti un dolcetto?
- No. Vengo a farti gli auguri e basta.


Dopo 10 minuti Gaetano già stava suonando il campanello. Quando apro noto che è vestito molto e non di festa. Un piccolo cappellino in pile lo riporta a una gita in montagna. In mano, però, ha un rotolo di carta di giornale vecchio che vuole nascondere qualcosa .

- Cosa fai con quel collare! Da quanto è che lo porti? Dicono che non fa bene portarlo sempre, lo sai? –dice trepidante.
- Senti, lo saprà il medico. Vieni, entra, cosa mi hai portato? Un regalo? Non ci credo, fammi vedere!

E fisso il rotolo e vorrei dirgli che so già cosa è: un calendario. Sì sicuro è uno di quei calendari che arrivano in Cooperativa con delle fotografie di paesaggi verdi verdi di posti lontani.

- Domani è Natale. I regali si aprono il giorno di Natale. Non so nel tuo paese, non so in Argentina come si fa. In Italia i regali si aprono il giorno di Natale. E' il mio regalo e lo apri domani. Ti ho scritto anche una lettera, è dentro. –conclude e appoggia sul tavolo il suo regalo avvolto in carta da giornale.
- Grazie. Ma io vorrei aprirlo adesso? Tu non ci sei domani, vero?
- No, sono in montagna. Ma comunque i regali si aprono domani. Da piccolo dovevo aspettare anch'io e poi era bello, chiaro. –la sua voce è tenera e il suo sguardo sente pudore.
- Io lo apro. –ma non mi sento sicura di farlo. Sposto il rotolo e prometto che sarò puntuale nell'aprirlo all'indomani. Vorrei offrirgli qualcosa da bere o invitarlo a mangiare un piatto di pasta insieme.
- Adesso vado, è tardi. Devo passare dai miei. –mi saluta con un abbraccio vacillante.

Nasce in Sicilia, Italia, dove studia disegno e pittura con Giovanni Cilio. Arriva a Buenos Aires nel 1950, lavora intensamente nella ricerca del colore e della forma con i maestri Eolo Pons, Carlos Veneziano e Luis Dottori. Vicente De Bennardo, Il Siciliano. Titolo dell'opera "El Bandoneón", 1995. Certificato di Garanzia, Buenos Aires, Argentina.

"Allora altro non mi sovviene se non l'elenco dei motivi per cui ti presento l'impegno di un regalo a Natale: perché oggi, di nuovo, ancora, l'Argentina, svuotata, è in piazza con le pentole e le banche chiuse; perché penso non sia il massimo dell'allegria passarlo lontano dalla propria gente; perché le donne argentine sono le più belle del mondo che sappiano o no ballare il tango; perché nella tua condizione di donna nata in Argentina e che vive in Italia da circa dieci anni io mi sento privilegiato a conoscerti e basta."

Arrotolo di nuovo la tela e cerco di rimettere la carta vecchia di giornale. La lettera rimane fuori del rotolo. Fuori dalla vigilia di Natale.


Maggio 2002

Kúmá 5, settembre 2002